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Titolo: Milites – Soldati
Autore:  Cristina Lattaro
Editore: bookEco Media
Pag: 120
Genere:
narrativa/LGBT
Prezzo ebook: 1,49

Quarta di copertina:
Fabio Mosto è un figlio illegittimo che non ha mai conosciuto il padre. Si innamora del vicino di casa che lascia per abbracciare la carriera militare. Nel contingente dell’esercito di cui è colonnello arriva il tenente Domizio Bruni, rampollo di una famiglia ricca e blasonata, dotato di una bellezza e di un fascino non comuni, abituato da sempre a ottenere quello che vuole. La tranquilla routine della caserma viene scossa da un incidente mortale in cui rimangono coinvolti due soldati di leva, entrambi connessi a Bruni che esce indenne dalla conseguente inchiesta militare. Mosto prenderà comunque dei provvedimenti drastici verso Bruni a cui resterà legato in vita e oltre la vita.

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É difficile elencare i moti del cuore che hanno portato a scrivere un libro. I flussi emozionali, i quadri che si sono sovrapposti, diluiti e poi delineati nella mente. Nel caso di Milites, tuttavia, quale che possa essere stato il guazzabuglio di fondo, i motivi principali affondano le radici in due film, visti a distanza di anni, entrambi intensi e caratterizzati dal tema dell’omosessualità.

Tabù – Gohatto, del 1999 diretto da Nagisa Oshima e Furyo del 1983 diretto da… sempre Nagisa Oshima.

L’associazione tra i due lungometraggi non è originale, che su Wikipedia, l’uno rimanda all’altro come pure il corso e ricorso viene evidenziato dalle recensioni cinematografiche. Questo suscita in me opposte reazioni. Da una parte mi urta constatare che a colpirmi è stata una connivenza conclamata. D’altra parte, le mie ragioni sono validate dal comune sentire a  indicare una naturalezza del flusso di pensiero che non mi dispiace.

Dunque l’idea era quella di delineare un personaggio forte, abile, benestante, il Sozaburo Kano della situazione. Il mio Sozaburo (Domizio in Milites) doveva poi instaurare un rapporto sottilmente morboso con un superiore (militarmente parlando), ispirato alla dialettica tra il capitano Yonoi (Ryuiki Sakamoto) e l’inglese prigioniero Jack Celliers, indimenticabile David Bowie.

Per l’ambientazione non ho avuto mai dubbi. La caserma dell’esercito di Rieti, gioiello incastonato nelle mura medievali che circondano la città antica. Scrivendo, ho avuto costantemente nelle orecchie il tema portante, struggente amalgama di suoni elettronici, di Furyo, scritto da  Ryuichi Sakamoto stesso. Per il finale, una delle sequenze conclusive di  Tabù – Gohatto, quella che ha come protagonista un albero di ciliegio.

Il come e il quando della partecipazione dell’Italia alla guerra in Kosovo, gli egoismi personali e il gioco di raccomandazioni che influenzano una porzione degli ingressi in accademia, fanno da corollario al mio romanzo in cui ho cercato di inserire anche un elemento magico dacché nulla è più magico e oscuro delle cause che generano la nascita del feeling tra due persone.

I protagonisti

Milites ha il suo baricentro in una storia d’amore tra il colonnello della caserma dell’esercito di Rieti, Fabio e uno dei suoi ufficiali, Domizio. In realtà il sorgere dell’attrazione, il suo sviluppo  e il suo culmine occupano poca parte del libro poichè  ho dato più spazio alle fondamenta della parabola amorosa. La chiave per comprendere la nascita dell’amore, secondo me, era più da ricercarsi nell’essere Fabio e Domizio loro stessi piuttosto che nelle particolari circostanze in cui sboccia il sentimento. Queste ultime sono più importanti per comprendere la parte finale della storia, il suo epilogo, piuttosto. Fabio è cresciuto senza padre e questo lo induce a cercare comunque un inquadramento, ne ha bisogno. Quindi, nonostante la passione che da ragazzo lo rende intimo di un vicino di casa, trova sollievo nell’avere una famiglia standard e un lavoro disciplinato da regole precise. Domizio, invece, vive la propria omosessualità senza imbarazzi, coadiuvato da una capacità di gestire se stesso e le situazioni con l’ausilio di un’intelligenza e di un’educazione superiori. È attraente, è blasonato è benestante. Le pulsioni che prova sono state condivise dal nonno, dunque non ha nemmeno la necessità di giustificarsi con i familiari, non deve rendere conto a nessuno. Intraprende la carriera militare perchè è abituato ad andare a caccia e non gli dispiace in linea di principio. Lo consiglia il padre e lui non si rifiuta. La sua bellezza disinibita, la capacità di seduzione che è in grado di esercitare, tuttavia, influenzano la vita di chi gli è attorno tanto che ci sarà una sparatoria durante un’esercitazione tra due soldati, una sparatoria a cui lui non è estraneo.

Domizio, compie egregiamente il suo dovere quando viene spedito in Kosovo ed è proprio la consapevolezza di quanto valga Domizio in realtà a creare un’incrinatura nello schermo protettivo del colonnello. Un rapporto che non è, e non ha motivo di essere, in contraddizione con il senso del dovere, lo spirito di patria e l’amore per la bandiera.

Lo stile

Ho scritto Milites con un presupposto ben preciso. Doveva essere essenziale. Una serie di quadri asciutti, presentati in una successione non cronologica ma legata alle esigenze del tessuto narrativo. Dunque il filone principale viene intervallato da capitoli dedicati al passato di Fabio e di Domizio ma soprattutto, solo prima dell’epilogo, viene presentata la soluzione del mistero che sta dietro alla sparatoria annunciata nell’incipit. Dunque ho cercato di adottare uno stile senza fronzoli, di non divagare. La vita militare, nell’immaginario collettivo, è legata a una strategia seguita da azione senza tentennamenti e ripensamenti e tale doveva essere la mia storia laddove il flusso di eventi (l’azione) viene  intramezzata da flash che tengono conto della strategia (i fatti pregressi).
Sono portata a scrivere molto, ad allargami. Ho fatto un grande sforzo per cercare di rimanere coerente con questo obiettivo che ritenevo, a torto o a ragione, un modo per tener conto della tematica. Per compensare, in rapporto alla lunghezza del testo, c’è molto dela mia città dentro Milites. Del resto, le mura che la circondano sono intervallate dalla facciata della caserma dell’esercito, per dirne una. C’è molto di Rieti nel libro. La piazza e le atmosfere.

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